La storia di Punta Ala dal 1954 al 1973

Stefano Innocenti

Finita la guerra, l'intera proprietà Balbo fu sequestrata dallo Stato italiano perché ritenuta "profitto di regime". Gli eredi Balbo vinsero la causa contro lo Stato ma prima che fosse emessa nel 1954 la sentenza di cassazione del sequestro, Punta Ala restò per quasi dieci anni amministrata da incaricati restii ad ogni miglioria. Recuperata la proprietà, gli eredi Balbo, dopo lunghi ripensamenti e con un po’ di amarezza, giunsero alla determinazione di venderla.


Nel contratto, datato 8 agosto 1959 gli eredi Balbo cedono a Costantino Lentati per la somma di 390 milioni i terreni situati nel promontorio di Punta Ala, compresi gli immobili: il Casone, le fattorie Tartana, Gualdo, Molletta, Tre Pini, ed il Castello. É escluso dal contratto il Poggio del Barbiere comprendente la Torre Hidalgo, che resta di proprietà degli eredi Balbo. Come allora la strada della Dogana, sterrata ed a tratti poco più di un sentiero, dopo lo Scoglietto si accostava alla pineta lungo il mare e, tagliando Punta Hidalgo, raggiungeva il porticciolo ; 300 metri dopo la fattoria Tre Pini si biforcava: un sentiero saliva al Castello ed un altro si spingeva alla casa delle Guardie di Finanza sull'estremità della punta. 

   
 

Ipotesi volumetriche del porto Foto: G. Zetti

 


Il 21 marzo 1960 viene registrato l’atto che decretava la trasformazione della Società Punta Ala S.a.S di Costantino Lentati & C. in Punta Ala S.p.a. con sede in Milano. L’atto riguardava tutti i beni che Costantino Lentati acquistò dagli eredi di Balbo ad eccezione del Renaiole di circa 17.000 mq. La nuova Punta Ala S.p.a. elargiva ottimi stipendi in cambio di completa disponibilità «non per passiva obbedienza ma spronati da fede ed entusiasmo» 
Dal 1° febbraio 1962 Enrichetta Zetti, scrittrice di queste pagine raccolte dal 2° libro su Punta Ala, accettò l’incarico di addetta alle pubbliche relazioni, organizzava feste e giochi per grandi e bambini; riceveva ospiti e visitatori di passaggio; si adoperava per fare del castello un salotto ed un rifugio. Là tutti potevano, godendo di una vista da sogno, leggere un libro o ascoltare musica, giocare a scacchi, a carte; ritrovarsi con gli amici al bar; partecipare a discussioni organizzate con l’intervento di esperti; oppure vedere qualche vecchio film nel sotterraneo del castello.
«Come potrei non rimpiangere quell'infinito spazio verde che dal mare si stendeva alle colline intatto, non interrotto né da costruzioni, né da strade? Come non rimpiangere l'ampia spiaggia pulita, intaccata soltanto dalle orme palmate dei gabbiani fra gli ossi di seppia? E gli inaspettati incontri: un cinghiale che tranquillamente attraversava il sentiero seguito dai cinghialini, le volpi rosse, le lepri, i fagiani, i tanti fagiani così stupidi da lasciarsi prendere con un chicco di grano, e l'immenso avvolgente concerto degli uccelli? »
Qualche anno fa capitava spesso (capita ancora) d’incontrare per le strade di Punta Ala un singolare cavaliere: ritto su un cavallo baio, abbronzato già ai primi tepori estivi, jeans tagliati sopra il ginocchio, piedi nudi e capelli bianchi al vento. Un personaggio sorprendente, Giorgio Romoli: gioia di vivere e rimpianti, infinito amore per la natura, per la gente e per l'avventura; pittore, poeta per vocazione e istinto. Una lunga amicizia con Brandimarte di cui ripete ed innova modelli e motivi. A Giorgio Romoli piace raccontare ed è piacevole ascoltarlo, specialmente qui, al porto, nella sua bottega piena di preziosi argenti. I suoi racconti hanno per protagonisti noti personaggi dell’arte, della moda, dello spettacolo che hanno avuto il piacere di un pranzo o di un soggiorno nella sua mitica "baracca" sulla spiaggia, distrutta nel 1973 per la costruzione dell’attuale porto.

   
 

La prima pietra del porto