La storia di Punta Ala dal 1965 a oggi

Stefano Innocenti

Brandimarte aveva allestito a Bari una mostra di sbalzi in argento e pitture anche mie; andai con lui, questa mostra fu molto fortunata e vendemmo tutto. Di ritorno da Firenze passammo da «Il mulinaccio delle streghe» a San Casciano e ci mettemmo a mangiare con Lelo Livi e tra un bicchiere e l'altro contrattammo l'affitto della sua vecchia baracca a Punta Ala per dieci anni, così saremmo andati a vivere una vita da eremiti in quella località alla priva di tutto.


Brandimarte scriveva in compagnia di certi topi che sembravano gatti ed io dipingevo. Arrivò così in un batter d'occhio la primavera e l'estate, e i curiosi, pochissimi per la verità, venivano a curiosare, avevamo messo la baracca di legno in maniera vivibile; nel frattempo Brandimarte era tornato a Firenze per curare la sua fabbrica, ma il sabato e la domenica veniva con un branco di operai per sistemare la nostra reggia e passò così l'estate.

   
 

"La Baracca" di Giorgio Romoli Foto: G. Romoli

 


Di tanto in tanto venivano a trovarci gli amici di Firenze per curiosare e scambiare quattro chiacchiere, nel frattempo avevamo fatto amicizia con dei pescatori locali e il pesce fresco per mangiare non ci mancava. La sera cenavamo assieme nella baracca e spesso anche io andavo in mare con loro per la pesca.
Non esisteva allora nessun ristorante ed attratti dal profumo del pesce che noi cucinavamo, le poche persone che arrivavano venivano da noi per sentire se c'era qualche cosa da mangiare. Naturalmente il pesce e il pane non mancavano, per quanto riguardava il resto i nostri occasionali ospiti correvano alla vicina Follonica o Castiglione a comprare anche troppa roba, non so se questa voce si sparse a macchia d'olio, so solo che di settimana in settimana gli ospiti diventavano il doppio e poi il triplo ed eravamo ancora in inverno. La baracca era un punto d'incontro ma noi non riuscivamo più a sostenere l'immensa fatica del sabato e della domenica per cucinare e fare le pulizie, infine senza nessun compenso.

   
 

Ipotesi volumetriche del portoi con "La Baracca" in lontananza

 


Si avvicinava la primavera, a Brandimarte venne una splendida idea: "Perchè non trasformiamo la baracca in una splendida trattoria?" e così fu. Radunò tutti i suoi operai il sabato e la domenica a Punta Ala, gente abituata a lavorare sul serio, e chiodi, martello e legname alla mano, in un paio di settimane la baracca divenne un'autentica trattoria caratteristica che poteva ospitare un paio di cento persone.
Cominciò così la grande avventura: assumemmo quattro o cinque brave massaie del posto, mogli dei pescatori, il successo non mancò ad arrivare, estate, autunno e inverno eravamo sempre pieni, artisti, attori, gente dello spettacolo erano all'ordine del giorno, e poi curiosi che venivano a vedere e mangiare fianco a fianco con loro.. 
Avevo comprato una cavalla Etruria e avevamo tanti cani, Poldo Popolino, Adone, Amina e la Camilla, ed anche un maialina che avevamo battezzato Nilde. 
La mattina all'alba ero solito fare delle lunghe cavalcate sulla spiaggia senza sella suonando una tromba che non ho mai imparato a suonare; tutti gli animali ci correvano dietro e qualche abitante a volte si affacciava alla finestra probabilmente intenzionato a mandarmi a quel paese. Poi invece ammiravano lo spettacolo che gratuitamente veniva offerto, rimanevano incantati a guardare ciò che nelle loro città non avrebbero mai potuto vedere. 
Una di quelle mattine d'inverno, era ancora l'alba, vidi accanto alla baracca un uomo disteso coperto alla meglio con degli stracci; ancora dormiva, mi avvicinai e mentre mi accingevo a domandargli se avesse bisogno di qualche cosa, mi guardò fisso e in malomodo mi rispose: "Non mi rompere, aspetto i miei compagni che sono in mare"; "Scusa", gli dissi e continuai la mia strada per andare a fare la spesa. Al ritorno era ancora lì, aveva acceso un fuocherello in un barattolo vecchio di pelati, cucinava qualcosa di liquido, dopo la prima esperienza passai alla larga ma fu lui a chiamarmi "Ei", mi disse "vuoi fare colazione con me?".
Nel recipiente cuoceva del pesce e mandava un buon profumo, non mi azzardai a dire di no per paura di offenderlo, "Grazie", gli dissi, andai alla baracca a depo-sitare la spesa e presi una scodella, un cucchiaio e una bottiglia di vino. Il cielo mi aveva fatto incontrare una persona che segnò un passo importante nella mia vita, parlava poco, mi disse solo che lo chiamavano tutti Cileno perchè era nato a Val Paraise nel Cile.
Arrivarono nel frattempo i suoi amici pescatori con le ceste piene di pesce, "Ciao", mi disse "ci rivedremo" e mi lasciò due spigole Una domenica il Cileno tornò alla baracca con un parente, c'era anche Brandimarte, "Posso far vedere a mio nipote la baracca?" ci chiese, mentre scrutava dall'alto in basso il Brandimarte "Vieni" e facemmo le presentazioni e poi tutti a tavola. A Brandimarte piacque quest'uomo che pur non essendo vecchio lo sembrava e che raccontava storie di mare. "Vieni a lavoro da noi ", propose il Brandimarte al Cileno, "Ti mettiamo alla griglia a cucinare il pesce e le bistecche, ti paghiamo naturalmente!" e tra un bicchiere e l'altro stabilimmo la paga, "Per dormire ti arrangerai dentro la baracca".
Il giorno dopo prima dell'alba era già lì ed io lo portai nel Comune di Castiglione della Pescaia per metterlo in regola con tutti i documenti poichè già ci avevano «fatto girare le scatole» in precedenza: così cominciò il lavoro di Cileno. Seppi che aveva una moglie che si chiamava Alba, abitava a Piombino, ma lui non poteva andare, il motivo non l'ho mai saputo. Cominciava il periodo estivo e il lavoro raddoppiava, il personale era in-sufficiente ed inesperto.
Al Cileno proposi di far venire anche la moglie, avrebbe aiutato la cuoca e avrebbe rigovernato, a pagamento si intende! Non se lo fece ripetere due volte, il Cileno andò al telefono e quando tornò era giulivo perchè la moglie aveva accettato.
La mattina dopo sarebbe arrivata e infatti eccola, a cavallo di un motorino tutta infreddolita poichè anche se eravamo d'estate il tragitto da Piombino a Punta Ala non era poi tanto corto. Alba era una donnina minuta, con un vocione quasi maschile, si mise subito al lavoro senza mai togliersi la sigaretta di bocca, forse per questo la sua voce era cambiata, era orgogliosa di avere un marito così importante che aveva girato mezzo mondo e tante galere, si dice per la politica. Questa era la vita della baracca, frequentata da vip di mezzo mondo, quante storie in questi pochi anni di vita della nostra baracca! Eravamo diventati tutta una famiglia.
Non ho mai parlato della mia compagna da oltre trenta anni, la Lorenza, lavorando al mio fianco nell'ombra, non ho mai parlato di lei perchè eravamo un'unica persona, quante gioie e quanti dolori abbiamo trascorso insieme. Intanto il negozio di argenteria era andato avanti grazie a Lorenza e Gianna, che nel frattempo era diventata una brava artigiana, frequentando a Firenze la fabbrica di Brandimarte; anche la sorella di Lorenza ed altri amici dettero un valido aiuto a far sì che la bottega divenisse un fiore all'occhiello nel porto di Punta Ala. 
Era un bel giorno di primavera del 1973 e forse fu per me il più brutto giorno della mia vita. Era arrivato dall'alto l'ordine di distruggere la baracca, il porticciolo di Punta Ala doveva diventare un vero porto e proprio, la baracca disturbava i lavori..........
E venne il giorno fatale, quel giorno apparecchiai i tavoli con le tovaglie e le stoviglie più belle, i fiori come se dovesse trattarsi di un banchetto di nozze, intanto fuori della baracca gru enormi e ruspe di ogni genere, con gli operai a braccia conserte che aspettavano che io me ne andassi. "Accomodatevi pure" dissi, e così fecero. Alzarono di peso la baracca e in un batter d'occhio la sbatacchiarono per terra mandandola in frantumi. Quando mi svegliai dal profondo sonno non esisteva più niente e mi accorsi che tutto ciò che avevo vissuto era oramai solo un magnifico sogno. Mi guardai intorno, Lorenza, Gianna,Cristiana e il negozio di argenteria esistevano veramente, mi guardai allora allo specchio, avevo i capelli e la barba bianchi e mi accorsi che stavo per iniziare il quarto ventesimo anno ........... e via verso il 2000!

Il porto nel 1960

Il porto in costruzione Foto: G. Zetti

Il porto oggi Foto: G. Zetti