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Nel 1555, dopo sette anni di guerra combattuta accanitamente per il possesso di Siena
città e tutto lo Stato senese caddero sotto il potere di Cosimo I° che poté così vantare
il doppio titolo di duca di Firenze e di Siena. Per concedere il riconoscimento del feudo,
Filippo II° (figlio di Carlo V°) volle da Cosimo, come appare nel trattato stipulato il
3 luglio 1557, la rinuncia ai porti di OrbetelIo, Talamone, Porto Ercole, Ansedonia, Porto
S.Stefano col Monte Argentario e la fortezza di Portolongone nell'isola d'Elba, già appartenenti
alla caduta Repubblica senese, per tenerli sotto il suo dominio col titolo di Stato dei Regi
Presìdi.
Il trattato decretava inoltre la restituzione dello Stato di Piombino, meno il Ferraio,
ad Jacopo IVº il quale, non certo per confortare Cosimo di tanta e sì penosa rinuncia
bensì per assicurare la difesa dei suoi territori a sud di Piombino dalle ricorrenti invasioni
barbare, donò alla moglie di lui, Eleonora di Toledo, l'isola di Troia con gli scogli vicini,
vulgarmente chiamati " li Porcellini ".
Atto 9 Agosto 1560...(cliccare qui per leggere)
Con tale donazione entriamo nella storia di Punta Troia, ora Punta Ala.
Eleonora, presi in esame con i suoi ministri i luoghi della donazione, ritenne inopportuno
innalzare una fortezza sull'isola dove un secolo avanti gli Appiani avevano eretto una torre
di guardia rivelatasi presto tragicamente ubicata.
Mentre, in una notte di tempesta, i pirati prendevano d’assalto la torre e ne trucidavano il
presidio, nessuna barca poté staccarsi dalla terraferma e portare soccorso,a causa del forte
vento e del mare in tempesta.
Eleonora scartò anche la possibilità di costruire la fortezza sulla punta del promontorio,
essendo lo spazio donato troppo ristretto; chiese pertanto che le fosse concesso un terreno
più idoneo. Jacopo IV°, volendo esserle grato, aggiunse alle precedenti donazioni il poggio
sovrastante la punta, affinché fosse costruita la torre già prevista di «braccia 15 in quadro,
compresa la scarpa». (17 febbraio 1561)
Dopo un anno la torre era già costruita: proprio di fronte all'isola di Troia, a non più di
otto miglia da Castiglione, sopra un masso elevato 35 braccia sul livello del mare, con
base quadrata.
Oltre il ponte levatoio, che portava all'ingresso, vi erano due piani: il primo per gli
uomini comandati da un castellano e l'altro per tenervi i pezzi di artiglieria.
Ai primi del '700 erano un cannone di bronzo del calibro di una libbra, due cannoni di
ferro da dieci libbre, alcune spingarde e altre armi da fuoco leggere, con le necessarie
munizioni.
A sud-est della torre, al margine dello spiazzo, fu costruita una chiesetta,
crollata molti anni fa per una frana del terreno.
1577-1764
Fu Jacopo IV° (o VI° a seconda degli Autori), ad erigere nel 1577 sul
versante a nord-ovest, proprio di fronte a Piombino, Torre Hidalgo.
Posta sullo sprone di Poggio del Barbiere, la nuova torre ripete la struttura di Troia Nuova:
pianta quadrata, base a scarpa, gradinata in pietra che finisce distante due metri
dalla porta d’ingresso, alla quale è unita da un piccolo ponte levatoio.
La relazione del 1616 al Granduca Cosimo II de’Medici...(cliccare qui per leggere)
Le due torri, Torre Hidalgo e Troia Nuova, erano collegate con Torre delle
Rocchette e Torre di Calagalera da uno stradello che correva lungo la scogliera e da
sentieri nascosti nella macchia, usati anche in tempi recenti dalle guardie per la
sorveglianza della costa.
Alessandro, figlio naturale di Jacopo Sesto, sali’ al trono nel 1585 dopo
la morte del padre; ma il 28 settembre 1589, mentre usciva da una casa privata, fu trucidato da congiurati appartenenti alle principali famiglie
di Piombino e di Scarlino.
Il figlio di Alessandro, compiuti 13 anni, divenne Signore di Piombino sotto
la tutela dello zio Alfonso d'Appiano, ma a soli 22 anni morì senza lasciare eredi.
In tanti avanzarono titoli, meriti e parentele, ma inutili
per l'Imperatore perché non avvalorate dalle ingenti somme richieste. Sebbene queste
potessero in breve essere recuperate dal principe eletto mediante dazi ed imposte, non
era facile trovare chi le anticipasse rune e subito ed in contanti.
Per 28 anni furono accampate pretese presto annullate, furono eletti principi insolventi
e perciò destituiti, finché nel 1640 Niccolò Ludovisi, dichiarandosi pronto a versare alla
camera imperiale un milione di fiorini del Reno, poté essere investito del feudo di Piombino
dall'Imperatore Ferdinando II d'Asburgo e dal re di Spagna Filippo IV° ed a lui prestarono
giuramento di fedeltà gli abitanti di Piombino e degli altri paesi di quello Stato.
Niccolò Ludovisi, principe di Venosa, ne accettò il governo per sé e per i suoi figli sia
maschi che femmine; ed essendo nipote del pontefice Gregorio XV°, gli fu facile pagare puntualmente la somma promessa.
Niccolò lasciò Piombino in eredità alla figlia Ippolita, moglie di Gregorio Buoncompagni e
da lei passò ai suoi eredi.
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