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Per vent’anni, dal 1828 al 1848, continuò ostinatamente, a ritmo febbrile, la
sua battaglia contro la malaria, ostacolata da mille difficoltà: fra le più gravi
il riespandersi dei paduli ad ogni sia pur breve interruzione dei lavori.
Col passare degli anni i paduli, anche se lentamente, incominciarono a restringersi;
vari ettari di terreno coltivabile poterono essere consegnati a piccoli proprietari con
l’obbligo di lavorarli e di costruirvi sopra una casa colonica.
Grazie a tali opere di bonifica, nel 1841 fu aperta una nuova strada fra Piombino e
Campiglia a vantaggio anche delle risanate campagne intorno. Campagne fertili che, grazie ai
vantaggiosi provvedimenti stabiliti per la Maremma da Ieopoldo II°, trovarono presto contadini
pronti a coltivarle e ricchi cittadini disposti a completare la bonifica di vaste zone.
Fra gli altri, il conte Rosselmini Gualandi di Pisa che rilevò il Casone di Scarlino ed il
Gualdo di Punta Troia.
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